Una grande emozione

Carissimo zio,

ho letto tutto d’un fiato il tuo libro “La mia guerra”. Quello che ho provato è stato una grande emozione. Molti dei luoghi dell’Italia di cui parli li ho conosciuti fin da bambina e leggendo mi sembrava che venissero incontro a me scaturiti da un mondo lontano ma mai dimenticato.

E’ in me nitido il ricordo della guerra, anche se ero molto piccola: i bombardamenti, il dover scappare quando suonava l’allarme, le persone tutte ammassate in quei rifugi senz’aria. Quando tu sei arrivato insieme a papà nella nostra casa di via S. Paolino dove c’erano la zia Aida, tua futura moglie, e la nonna Cecilia, ho visto tutti allegri, quasi euforici; così ho cominciato a capire che i periodi peggiori forse stavano passando.

Quello che sei stato per me da sempre, retto, onesto, generoso, gentiluomo, l’ho ritrovato esattamente nel libro.

In un secondo momento l’ho riletto a voce alta a mio marito ed allora la voce si incrinava, gli occhi luccicavano. I ricordi si affollavano nella mia mente. La zia Aida, la nonna Cecilia, il luogo dove eravamo sfollati, il tuo carattere sensibile mascherato da un self-control che a volte ti faceva apparire distante a me ancora piccola: tutto ciò mi faceva rivivere quegli affetti che si sono sempre mantenuti nel tempo.

La guerra si è vissuta in tanti modi; tu l’hai sempre saputa descrivere con chiarezza e partecipazione. La rabbia e il dolore che hai provato l’hai mitigato con una grande dignità. Rimpiango di essere in pensione per non poter leggere ai ragazzi questo diario straordinario.

Naturalmente ho prestato il libro ad amici “interessati”. Ho provato un moto di orgoglio quando mi hanno fatto i complimenti per la chiarezza del testo e tutti hanno notato come dallo scritto trapeli il carattere dell’Autore: senso del dovere, rispetto per gli altri, amor di Patria, che oggi pochissimi sentono ancora.

Mi sono piaciute molto le caratterizzazioni che hai fatto degli ebrei, degli albanesi, di alcuni sacerdoti e dei tuoi commilitoni.

Quel viaggio di ritorno verso la Sicilia, passando da Lucca mi ha coinvolto.

Ho apprezzato tantissimo lo splendido finale del libro: “La vita, la vera vita  è solo amore”

Grazie per avermi regalato questi pensieri che sono gli stessi che mio padre ci ha donato dandoci un esempio indimenticabile di rettitudine e di onestà. Sono felice di rivederti ……

A presto, tua nipote Cecilia

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 Lucca, 24 aprile 2009

Caro zio Mimmo,

nell’ascoltare la lettura fattami da mia moglie Cecilia ho desiderato rileggere da solo le tue memorie di guerra. Da una parte ero entusiasta mentre dall’altra soffrivo perchè ricordavo i brutti momenti trascorsi dal mio babbo.

l’8 settembre nella caserma di Tione di Trento, poiché l’esercito italiano non volle consegnare le armi, dopo una breve battaglia, dove ci furono morti da ambo le parti, anche il mio babbo fu fatto prigioniero. E’ dovuto partire prima per il campo di Dachau e poi per Aushwitz.

Fu liberato dai Russi in precarie condizioni, non pesava più di 40 kg; non fu assassinato come è successo a molti suoi commilitoni in quanto apparteneva alla Croce Rossa. Fin da ragazzo è stato volontario della Confraternita della Misericordia in qualità di infermiere specializzato. Questo gli ha salvato la vita e non per bontà e riconoscenza del nemico, ma solo per non far pesare un assassinio di un membro di un organismo internazionale. Quello che è certo è che fra digiuni, sevizie, riduzioni in schiavitù e lavori forzati provarono il possibile per non farlo arrivare vivo alla fine della guerra.

Tutti questi negli anni a venire sono fatti che il babbo mi ha raccontato; da quando è rientrato da quella che lui ha sempre definito “la mia schiavitù”, non ha più voluto sentire parlare in casa il tedesco che lui ben conosceva e che per me era la lingua parallela. Fino al 1962 anno in cui è morto: morte causata da stenti, umiliazioni e angherie subite dal popolo tedesco, perché il popolo tedesco era consapevole e complice di Hitler e della sua combriccola di assassini.

Da anni io non leggo più il suo diario, che lui ha sempre custodito senza farlo leggere ad altri che a me nei momenti in cui mi raccontava le sue dolorose vicende. Sono una trentina d’anni che non lo prendo in mano, dove è resterà.

Mi è piaciuto quanto hai descritto: il modo chiaro, preciso, lucido e se mi consenti, colmo di verve. Tu sei un uomo che ha sofferto, ma che ha affrontato tutto da persona retta, onesta come la tua indole di uomo di cultura, dell’antica cultura che la tua terra, la Sicilia, ha sempre trasmesso ai suoi figli.

In alcune parti del libro esprimevi calma, pacatezza e anche un certo humour anglosassone.

Ancora ti ringrazio della tua testimonianza e mi auguro che presto tu mandi alla stampa una seconda fatica.

Nel salutarti con grande affetto e riconoscenza, penso che capirai se in questa mia lettera mi sono dilungato sui fatti della mia famiglia. Un sentito abbraccio e un arrivederci da un acquisito e affezionato nipote toscano.

Angiolo Massai

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Una risposta a Una grande emozione

  1. Garmin 1440t scrive:

    Well, I agree with what you wrote, but not with all of it. Regardless, it is all very good material. Thanks!

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