Omaggio al mio maestro

L’articolo che segue è tratto da “IDE@ZIONE” un periodico locale.

Il prof. Piero Rotolo, un ex alunno dell’Autore, così commenta il libro:

Omaggio al mio Maestro

Non ricordo mai, da alunno, di aver sentito un suo racconto di guerra. Mai una parola, un cenno! Aveva troppo rispetto per noi piccoli. Eppure il mio maestro, Girolamo Buccellato, la guerra l’aveva vissuto da protagonista, quale ufficiale della Divisione Perugia. In Dalmazia, nel Montenegro, poi internato nei campi di concentramento in Polonia, vicino al confine russo; a Siedlice, compagno di prigionia di Giovanni Guareschi e ai lavori forzati a Witzendorf; infine la liberazione il 12 aprile del 1945. Possibile che il mio maestro, abbia conosciuto le atrocità della seconda guerra mondiale? Ancora non riesco a crederci! Oggi, all’età di 93 anni ha deciso di pubblicare un libro dal titolo “La mia guerra”, edi­zioni offset studio, dove racconta la sua esperienza di ufficiale dell’esercito italiano. Non so cosa lo abbia spinto, dopo così tanto tempo, a raccontare la sua guerra; forse l’ondata di revisionismo imperante che tenta di negare l’innegabile. Chissà! Ma lo voglio ringra­ziare perché nel suo racconto lucido di quegli eventi (è incredibile la precisione con cui ne scrive a distanza di quasi tre quarti di secolo), mi ha offerto l’opportunità di riflettere su quella follia collettiva che ha percorso il XIX secolo. Un atto per non dimenticare, per offrire ai posteri una nitida immagine di parte della storia d’Italia. Ho letto e riletto il libro del mio maestro e spero che decida di metterlo in vendita affinché tanti altri lo possano leggere, ma schivo com’è ne dubito molto! Una cosa mi ha colpito sulle altre: le amarezze subite dopo la guerra. Il maestro Buccellato, racconta che ritornato a casa nell’agosto del 1945, presentò l’istanza presso il provveditorato di Trapani per insegnare, ma “purtroppo non sono stato assunto – riporta l’autore – puzzavo ancora di lager. Al mio posto è stato nominato un maestro non combattente, ma … raccomandato”. Concludo con un passo tratto dal libro, l’incontro con l’ebrea Maria, una ragazza greca scampata ai forni crematori, che un suo compagno d’armi aveva conosciuto in Grecia. “Tu sei Maria? Sì, sono Maria. Sono vestita con l’abito che dovevo indossare per essere arsa viva. Quando però dovevo essere buttata nel forno, visto che ero rossa in viso, i tedeschi decisero di farni lavorare per qualche altro giorno, ritenendomi ancora in forze. Ma io, in verità, ero rossa perché avevo la febbre. I miei sono tutti morti. Li ho visti buttare nei forni crematori. Tutti morti, bruciati vivi”. Di fronte a queste terribili testimonianze ogni tesi negazionista è una vergogna per l’umanità, da chiunque provengano, cittadini comuni o alti prelati. (pr)

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